Il microcosmo di un pullman.

Pubblicato: 6 agosto 2011 in Spostamenti!

Giorno 2 – Km 330

Una volta arrivato all’autostazione inizio a parlare con un’arzilla vecchietta che sta andando in Francia da delle amiche e mi dice che è abituata  a viaggiare. Ha forza da vendere. Dopo poco tempo ci fanno salire. Mi accomodo e, dopo che son saliti tutti, mi accorgo di avere il posto adiacente al mio libero, avendo così la possibilità di “sdraiarmi”. Il paradiso!
Ma ben presto mi tocca ridiscendere in terra per via di un bambino neretto, un piccolo Kirikou, che mi chiede il biposto.
Accetto, mi sorride e poi mi sposto davanti a fianco a una ragazza, Carla. E’ di Bari e sta andando a Marseille, dove verrà raggiunta la sera prossima da degli amici. Le ore di viaggio sono tante e parliamo di altrettante cose.
Intanto notiamo che il pullman continua a entrare e uscire dall’autostrada, senza capire il perchè. Contiamo fino al quinto casello poi ci stanchiamo. Quando, dopo aver attraversato un piccolo paesino, ci fermiamo in un parceggio chiuso vicino ad un campo tutto ci diventa chiaro. Gli autisti si sono bellamente persi!
Ci facciamo un giro fuori, ridiamo dell’accaduto, poi torniamo dentro perchè si riparte.
E’ quasi l’una, siamo stanchi ma i posti son troppo scomodi. Serve una soluzione. Carla tira fuori un sacchetto di taralli, io la panacea della buonanotte: la boccetta di Zubrovka dei Polacchi!
Qualche minuto e dormiamo entrambi come bambini.

Alle quattro siam fermi in una stazione di sosta. Scendiamo mezzi addormentati: c’è chi va in bagno, chi prende da mangiare, chi prende da bere. In quindici minuti risaliamo sul mezzo. Dopo qualche casello il pullman esce dall’autostrada e torna indietro alla stazione di servizio dove eravamo prima. Stan cercando qualcuno che pensano sia rimasto lì. In realtà nessuno è rimasto indietro: uno che era nei posti davanti si era spostato dietro e gli autisti, non vedendolo, avevan pensato di esser partiti senza di lui. Della serie: “Eurolines è una società molto organizzata”!
Mi risveglio alle 10 a Pullman fermo: siamo arrivati alla prima tappa, Marsiglia. Dovevamo arrivare alle sei… solo quattro ore di ritardo!
Una signora non magra, non robusta, non grassa, ma decisamente obesa, tatuaggio sul braccione, inizia a vomitare offese in spagnolo verso l’autista che spazientito si volta dall’altra parte. In controrisposta lei gli sferra un calcio rotante sul culo, suscitando un pò di agitazione tra i passeggeri e una reazione un pò violenta nell’autista. Dopo poco il battibecco si placa, saluto Carla che è arrivata a destinazione e ripartiamo.
La prossima sosta è all’una, mezz’ora di tempo. Mi fiondo giù vicino a un bar che diffonde una rete wifi gratuitamente e inizio a cercare ostelli per la sera non sapendo ancora dove andare, ma i miei tentativi sono vani. Tutti quelli che controllo sono pieni. Probabilmente arriverò alle sei, se tutto va bene, senza sapere ancora dove passare la notte.
Chissà, forse farò come Valjean… andrò a chiedere ospitalità ad un parroco!
Rientrati in autobus inizio a parlare con un uomo tra i 40 e i 50 anni. Sta andando a Barcellona da suo cugino e mi lascia anche il numero in caso di bisogno. Chissà, potrei anche contare su di lui!
Continuando a chiaccherare scopro che è della Bolivia! Quando gli dico che andrò lì più avanti si esalta, mi prende il bloc notes e inizia ad annotare i suoi dati, dicendomi di chiamarlo quando son là che mi ospita e mi porta in giro per il paese!
Grande Hector!
Alle 16 siamo nuovamente fermi. A Montpellier questa volta. Uno dei due autisti è troppo stanco per continuare e dobbiamo aspettarne uno nuovo, non si sa bene per quanto. Nell’attesa mi siedo nella stiva dell’autobus e una ragazza si viene a sedere a fianco a me: è spagnola ma parla Italiano perchè ha fatto sei mesi di Erasmus a Napoli.
Gelia ha anche vissuto per un anno alle Canarie e ora sta tornando a casa, ma per poco. Presto vuole andare in Portogallo, poi in Indonesia e successivamente in Australia… un vero spirito libero!
Mi invita a casa sua ad Amposta, nel sud della Catalogna, ma le dico che mi voglio fermare qualche giorno a Barcellona; forse ci andrò successivamente!
Dopo quasi un’ora non cambiamo autista, cambiamo proprio autobus. Io e Gelia ci sediamo in posti adiacenti e chiaccheriamo per tutto il resto del viaggio. Mi presenta anche una ragazza di Barcellona, Laia, che mi può ospitare per una notte, il che non è male vista la tarda ora in cui arriveremo.
Conosco anche una donna brasiliana di Sao Paulo, un Indiano di Nuova Delhi e un bambino senegalese che gioca con ogni cosa gli capita sotto gli occhi.
Arriviamo alle 22 a Barcellona, con appena otto ore di ritardo. Andiamo subito a far denuncia di questa cosa, sperando anche in un rimborso del biglietto. Nel frattempo Laia mi dice che sua madre non sta bene e che quindi non mi può ospitare… in quel momento mi volto, vedo Hector e mi si illuminano gli occhi; chiedo a lui se suo cugino mi può ospitare e mi dice che non ci sono problemi. Bueno!
Dopo aver salutato Gelia e Laia prendo la metro con Hector e famiglia per raggiungere la casa. Parlano Spagnolo a velocità 16x e capisco decisamente poco. Devo imparare lo spagnolo!

commenti
  1. Daniele scrive:

    Se vai dal vescovo e gli rubi l’argenteria voglio sentire il “do” da Bologna… è d’obbligo!

  2. ohi tarte finito il viaggio stampa tutto e pubblica un libro ti giuro che ci fai i soldi è troppo bello !

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