Archivio per la categoria ‘Argentina!’

5/11/2011 – Giorno 95
Ore 22

Ora sono in Bolivia su un treno diretto a Uyuni. E ripenso al paese che ho appena lasciato, ovvero l’Argentina.
Non ho visto il sud (la così chiamata “Terra del fuoco” nonostante sia ricca di ghiacciai) perchè andare anche là mi avrebbe costretto a un traggito estremamente lungo che mi avrebbe portato in un punto lontano da tutto; ma da Buenos Aires verso il nord fino ai confini di Brasile e Bolivia ho avuto modo di conoscere molta gente e vedere molti posti.
E devo dire che la differenza tra nord e centro è davvero notevole.
Fortunatamente, perchè Buenos Aires e Cordoba sono troppo di stampo europeo e per quanto belle non hanno nulla di realmente particolare. Anche uscendo dal centro di queste due città non ho incontrato nulla che mi abbia eccitato: certo, i posti son più “sudamericani”, ma restan fortemente mitigati dall’ex-influsso coloniale.
Tutto ciò non toglie però nulla ai bei momenti che ho passato con le persone che ho conosciuto in queste due città.
Il nord invece è tutta un’altra storia: gente scuretta dai forti tratti latini, città abbastanza caratteristiche, paesini minuscoli e paesaggi spettacolari fuori dalle città. E la cosa ancor più bella è che quest’ultimi cambian sempre continuamente: da distese desolate di nulla, a luoghi aridi ricchi di cactus giganti, a montagne di roccia colorata.
E spero che anche la Bolivia mi riservi piacevoli sensazioni.
Fin da prima della partenza è il paese sudamericano che mi attira di più. Non per precise mete, bensì per il semplice fatto che è il più povero, il più snobbato, il meno visitato. E in situazioni del genere, le tradizioni del paese sono solitamente forti.
Passata la frontiera stamattina il benvenuto non è stato affatto male: è giorno di festa e per alcune strade gruppi di bambini, ragazzi e adulti camminavano suonando e ballando, vestiti con abiti puramente boliviani e dai coloro sgargianti!
Mucho gusto Bolivia!

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Los perros extraviados.

Pubblicato: 12 novembre 2011 in Argentina!

Camminando per le strade di una qualsiasi città argentina non è raro incontrare, oltre che qualche persona, qualche cane che gironzola libero per la strada. In alcuni posti non è raro incontrare addirittura più cani che persone.
Solitamente son tranquilli e per essere randagi sembrano godere anche di buona salute.
Ma ho avuto personalmente modo di conoscere che non tutti sono pacifici.
Era buio e stavo tornando a casa dopo una lunga giornata in giro per Buenos Aires. Dalla stazione del treno all’abitazione c’erano un paio di chilometri e non avevo voglia di camminare. Così mi misi a correre, per abbreviare il tempo del percorso. E poi avevo già camminato troppo durante il giorno, non ne avevo più voglia.
Stavo correndo come uno scolaretto felice, quando sentii un cane abbiare. Insistentemente e sempre più forte.
Mi guardai indietro e lo vidi, intento a seguirmi. Io la preda, lui il predatore.
Mi ero sempre chiesto perchè all’asilo insegnassero il comportamento dei cani e come rapportarsi con essi. Ora so che può avere un’utilità pratica.
Conscio del fatto che non sarei riuscito a sfuggirgli continuando a correre e che il suo istinto da cacciatore era proprio risvegliato da questo, mi fermai e lo aspettai. Arrivato a qualche metro da me, si fermò pure lui e si mise a ringhiare.
In quei momenti lì, quando percepisci il pericolo, lo senti sulla pelle e non sai cosa può succedere negli imminenti istanti successivi, non hai paura; sei focalizzato ad analizzare la situazione e a trovare le soluzioni migliori.
Iniziai a retrocedere lentamente senza smettere di osservare le sue reazioni, fino a poter svoltare l’angolo e uscire così dalla sua visuale. Così potei riniziare la mia corsa da scolaretto felice: facendo però attenzione questa volta a cani che mi avrebbero potuto inseguire, nonchè alberi sui quali avrei potuto nell’eventualità trovare rifugio.

18/10/2011 – Giorno 77

Una delle cose belle del viaggiare è il cambiamento. Spostandosi muta tutto. Orari di veglia diversi, colazioni diverse, pranzo e cena diversi, gente diversa, giornate diverse, sensazioni diverse. Rispetto alla più classica maniera di vivere, è un modo totalmente diverso di fare esperienza: più vario e meno lineare.
Paragonando il mio viaggio al mondo della scrittura, ogni continente è per me un libro, ogni stato una parte, ogni città un capitolo, ogni cosa che faccio un paragrafo.
E’ cinque giorni che sono a Buenos Aires e di paragrafi ne sono già stati scritti dentro di me.
Quale il migliore? L’obelisco, uno dei simboli della capitale? San Telmo, quartiere storico? O Caminito, zona di tango e piena di casette con muri di colori sgargianti? Nulla di tutto questo.
Nient’altro che…un cappuccino.
Era stata una giornata di sole, ma alle sei di pomeriggio il cielo si era iniziato ad annuvolare.
Sempre più buio per il sole che stava ormai calando, sempre più grigio per le nubi, sempre più freddo per il vento; aveva iniziato a gocciolare, poi le gocce si erano fatte più grosse e più frequenti.
Avevo cercato rifugio in un bar e come ero entrato il caldo mi aveva dato il benvenuto. Mi ero seduto vicino alla finestra e avevo ordinato un cappuccino: era arrivato fumante e sprigionava un profumo buonissimo. Era da tanto che non ne prendevo uno e non ci sarebbe potuta essere atmosfera migliore per farlo.
Può sembrare che non ci sia niente di speciale nel bere un cappuccino in un bar, pensando e osservando la pioggia battere su un incrocio. Ma quel momento è stato bellissimo e d’incanto.
Il concetto stesso di felicità, per definizione, non è tangibile, ma in quel semplice momento ne ho potuto annusare la fragranza e gustare l’essenza: e aveva il gusto di un cappuccino.

11/10/2011 – Giorno 70

Difficile credere a quel che si vede in questo posto. Le cascate di Iguazù sono una moltitudine di salti che l’acqua dell’omonimo fiume compie (per la precisione 275) e si posson vedere da due lati differenti, quello brasiliano e quello argentino.
Ma il lato argentino è infinitamente migliore di quello brasiliano. In quello brasiliano si ha uno sguardo di insieme più ampio, ma in quello argentino si può davvero percepire la potenza dello scorrere incessante e impetuso dell’acqua e godere così della forza della natura di questo posto.
Le cascate sono inoltre circondate da un parco naturale e la natura regna sovrana. Al di fuori dei percorsi segnati è impossibile addentrarsi nella vegetazione, è troppo fitta. L’unica cosa che rovina il tutto è la calca informe di turisti, ma se non altro anche io posso vedere questo posto solo in veste di turista.
L’unico luogo dove si può trovare un pò di tranquillità è il Macuco Trail, un sentiero di 7 chilometri che spaventano un buon 98% delle persone. Non si incontra quasi nessuno, o per meglio dire nessun umano. Il posto, come ogni foresta che si rispetti, brulica di vita. In questa passeggiata ho visto formiche lunghe quanto un mio dito, tanti divertenti macachi, un paio di tapiri e un serpente che scivolava indifferente sui rami a fianco del sentiero.
A fine giornata ho anche visto un tucano: era l’animale che volevo più vedere e quando ho sentito un verso diverso da quelli che avevo udito durante la giornata ho iniziato a scrutare tra gli alberi. Ed era là, fermo su un ramo, piume nere, becco lucente.
Tornando alle cascate, non è facile raccontare. Immaginatevi salti d’acqua fino a 80 metri, nuvole di vapore acqueo che si alzano per l’impatto, uccelli che volano liberi nel cielo ed arcobaleni.
Sembra il luogo il luogo perfetto di un lieto fine di una saga fantasy. Provo a mettere qualche foto per dare un’idea di quel sto raccontando, ma se avete voglia di fare un viaggio e non sapete dove andare… potrebbe essere il posto giusto.