Archivio per la categoria ‘Bolivia!’

Avvertenze: questo articolo è lungo. Invito i meno coraggiosi a non intraprenderne la lettura.

La mattina del 6 novembre, secondo giorno in Bolivia, mi alzo abbastanza presto per un motivo ben preciso. Mi trovo a Uyuni (luogo famoso per il lago salato più grande del mondo) e nella piccola città è pieno di agenzie che organizzano tour.
Normalmente mi piace fare le cose per conto mio senza appoggiarmi a viaggi organizzati, ma talvolta è inevitabile.
A detta di molti per godersi appieno quello che l’area circostante offre bisogna fare riferimento a guide con esperienza. E in più farlo da solo può essere anche rischioso: numerosa gente che lo ha fatto è morta per essersi persa e non aver più ritrovato la via del ritorno.
Così, contrattando un pò, prenoto un tour di 3 giorni con partenza la mattina stessa: In totale 800 boliviani (moneta della Bolivia; un euro corrisponde a quasi 10 boliviani, quindi 800 boliviani sono poco più di 80 euro) tutto incluso: guida, trasporto in 4X4, cibo e alloggio. Saranno tre giorno favolosi, che varranno ogni singolo centesimo e anche di più!
Alla partenza siamo in sei: io, la guida e 4 persone della repubblica ceca. Questi ultimi non sanno quasi nulla di spagnolo e la guida non sa nulla di inglese, quindi io nei giorni a seguire farò da traduttore. Avrei dovuto chiedere un compenso per il lavoro, anche se è stato divertente!

La prima tappa che facciamo è al cimitero dei treni: un insieme di treni vecchi e abbandonati. Abbastanza carino, soprattutto per il fatto che è in un luogo desertico ed è pieno di tornado di sabbia. Il che dà molto un’aria di far west del passato!

Dopo un pò partiamo alla volta del punto forte del tour: el salar de Uyunu.
Nonostante lo si chiami “lago salato”, è in realtà prosciugato e quello che rimane è una distesa davvero sconfinata di sale. Un solido mare bianco ed abbagliante. E’ un luogo surreale, di quelli ai quali si fa fatica a credere se non si vedono. Nient’altro che bianco e bianco e bianco, fino all’orizzonte. Ha un’estensione di 12.000 km²: più di metà dell’Emilia-Romagna, per fare un paragone. Terreno e cielo sembrano quasi una cosa sola. Unico punto di riferimento è dato dalle montagne che ci sono ogni tanto in lontananza.
La guida ci racconta che è quando c’è foschia e la visibilità è limitata che è più facile di perdersi. Qualsiasi punto di riferimento sparisce e tutto quello che si può vedere è il bianco dal quale si è circondati.
Sembrerà di essere nel paradiso, ma ogni tanto qualcuno nell’aldilà ci va davvero.
Dopo un pò incontriamo un hotel fatto di sale, all’interno del quale ci son delle sculture di sale e dove ci fermiamo a mangiare e a fare foto. Qua l’unico limite è la fantasia, poichè nella luccicante distesa l’assenza di punti di riferimento porta a un limitato senso di prospettiva!
A pancia piena ci dirigiamo in un posto ancora più incredibile: Isla Incahuasi.
Un’isola di cactus giganti nel mezzo del sale. Può essere facile immaginarsi una isola di cactus nel mezzo di un lago, ma si rimane basiti a vederla ora, circondata dal bianco.
Dopo una lunga sosta ripartiamo per uscire dal lago salato poichè il sole inizia a calare. Ci fermiamo al limite del lago in un altro hotel di sale: mattoni di sale e sale sul terreno, davvero particolare!
C’è ancora un pò di luce e ho ancora un pò di energie… e siamo proprio ai piedi di un colle! Perfetto per una piccola escursione!
Propongo la cosa alle altre persone che stan nello stesso posto. Alcuni ridono perchè son stanchi e pensano stia scherzando, qualcuno raccoglie l’offerta.
Non ho messo in conto una cosa però: sono a 3600 metri e appena parto lo sento. L’ossigeno è inferiore a quello normale e camminare è faticoso. In più si aggiunge un mal di testa martellante. Tutti sintomi del Soroche, mal di montagna.
Ma ormai ho iniziato, devo arrivare in cima. Arrivo giusto in tempo per vedere il sole scendere, anche se si rivela essere un tramonto parecchio scialbo. Dopodichè posso iniziare la discesa, ma presto si fa buio e evitare i cactus diventa una sfida.
Arrivato all’hotel di sale la cena è un vero piacere e dopo viene il momento di cantare sulle note del mio ukulele.
Ma a una certa ora qualche persona va a dormire e così passiamo a qualcosa di più silenzioso: una bisca.
Non c’è neanche più la corrente, tolta alle dieci e siamo costretti a giocare alla luce di qualche torcia, rendendo il gioco più interessante. Passata la mezzanotte decidiamo di andare a letto, poichè abbiamo intenzione di svegliarci presto per vedere l’alba.
(N.B. L’abuso della parola “sale” è inevitabile per la descrizione del lago SALato!)

Son le cinque quando mi alzo ed esco. Fa un freddo polare e io non ho nessun vestito pesante. Ma voglio vedere il sorgere del sole, quindi stringo i denti e mi apposto. Purtroppo il sole non sorge sopra il lago, ma leggermente spostato. Non è un’alba che fa gridare al miracolo, ma non mi pento di essermi alzato presto e di aver sofferto un pò di freddo.
Torno dentro e faccio colazione con gli altri. Prepariamo le nostre cose e ripartiamo alla volta delle lagune.
Son varie lagune, nelle quali ci sono in questo mese tre diverse specie di fenicotteri.
Anche questa giornata ha dell’incredibile. Tutti paesaggi che si definiscono bene con l’espressione “da cartolina”: le lagune coi fenicotteri sono una bella visione e coronano il tutto le montagne sullo sfondo e un verde acceso delle rive.
A fine giornata un colpo di scena. La laguna colorata.
Cos’ha di particolare rispetto alle altre? Il colore dell’acqua.
Per via delle alghe che contiene è tinta di un rosso acceso. Inevitabile la sensazione di sorpresa e meraviglia che scaturisce…anche per un daltonico come me!
Sembra davvero un lago di sangue all’interno del quale dei fenicotteri sguazzano beati.
Ci dirigiamo poi in un piccolo villaggio tra le montagne per passare la seconda notte. Decido anche questa volta di uscire a vedere il tramonto, ma questa volta il freddo unito a un fortissimo vento mi costringe a rientrare nel giro di venti minuti.
Dopo la cena è di nuovo il momento del mio ukulele. Il vino scorre copioso e la musica anima per ore l’intero atrio del dormitorio. Forse qualcuno avrebbe voluto andare a letto presto, ma era sicuramente più la gente che cantava o suonava quello che gli capitava a tiro, dai bicchieri alle sedie. E la maggioranza vince sempre!

Anche la mattina del terzo giorno la sveglia suona presto. I posti da vedere sono tanti e la giornata si prospetta lunga.
I raggi del sole, appena spuntati, non hanno ancora avuto tempo di scaldare l’ambiente e, tanto per cambiare, fa un freddo polare. Sto davvero gelando e devo improvvisare: disfo il letto, prendo la calda e pesante coperta e me la avvolgo attorno.
Quando la guida mi vede scoppia a ridere e dice di non farmi vedere dai proprietari del posto.
Quando ripartiamo son costretto a lasciare il mio caldo mantello e nei primi minuti di viaggio si battono i denti.
Quale idilliaca visione una pozza di acqua termale nel mezzo delle montagne!
Ho sempre amato l’acqua termale, ma mai come in quel momento! Dopo mezz’ora di piacere dei sensi si risale nel fuoristrada direzione geyser.
Ed è l’ennesima vista fantastica. Nuvole di denso e bianco vapore acqueo che salgono per svariati metri, nel mezzo di colline desolate. Avvicinandosi al punto da dove hanno origine si sente il fango ribollire e il calore fuoriuscire.
E il viaggio non è ancora del tutto finito: la prossima tappa è a qualche chilometro da un vulcano attivo, dal quale fuoriesce del fumo. Dopodichè attraversiamo un deserto, per giungere infine a immense pietre, nel mezzo del deserto, tra cui la più famosa ricorda la forma di un albero. Si chiama non per nulla “Árbol de Piedra”.
Io mi diverto piuttosto ad arrampicarmi su altre, che sono perfette. Non troppo alte, di tutte le pendenze possibili e sotto c’è “morbida” sabbia. Il divertimento dopo un pò però finisce perchè dobbiamo ripartire per tornare al punto di partenza, la cittadina di Uyuni.

Finiscon così tre giorni incredibili, attraverso numerosi paesaggi costantemente differenti, quanto sorprendenti.
Panorami mozzafiato tra i più belli che abbia mai visto… coi quali pochi altri possono competere. Le cascate di Iguazù tra Brasile e Argentina sono ottime sfidanti, ma hanno un impatto totalmente diverso, o almeno per me è stato così.
Le cascate sono potenza, energia: le definirei una meraviglia dinamica, che ti travolge e ti lascia attonito, mettendoti K.O.
I dintorni di Uyuni invece sono sconfinatezza e perfezione estetica: una meraviglia statica, che ti riempie di sensazioni e ti stupisce con la sua bellezza.

Ringrazio i coraggiosi che son arrivati alla fine del racconto, sperando di essere riuscito a trasmettere con queste parole qualche emozione che ho provato e di farvi fatto almeno immaginare parte di quello che ho visto.
E viaggiate gente, viaggiate che il mondo è fantastico!

La bella Bolivia: l’inizio.

Pubblicato: 2 dicembre 2011 in Bolivia!
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Sono entrato in Bolivia quasi un mese fa, esattamente il cinque di novembre. Il confine si può attraversare comodamente camminando, passando dalla città Argentina “La Quiaca” a quella boliviana “Villazón”. Distano solo poche centinaia di metri, ma la differenza tra le due è lampante. A Villazón tutto è più colorato e vivace… e più economico!
Inoltre è giorno di festa e ci sono gruppi di bambini, ragazzi e adulti che sfilano con vestiti tipici per le strade tra musica e balli. Mi godo un pò l’atmosfera, poi vado nella stazione dei treni per dirigermi a Uyuni, un posto spettacolare di cui presto racconterò.
Anche il viaggio in treno merita per via dei paesaggi che attraversa. Perlopiù luoghi desolati e sconfinati, tagliati per miglia e miglia dalla ferrovia.
Il viaggio dura dalle tre del pomeriggio fino all’una di notte e quando scendo il freddo non tarda a farsi sentire… d’altronde sono a circa 3600 metri d’altura! Non ho neanche idea di dove passare la notte e la priorità è quindi trovare un ostello, anche se col buio potrebbe non essere facilissimo. E invece ho fortuna e non ho alcuna difficoltà.
Appena uscito dalla stazione una signora si avvicina a me e a un gruppo di persone col quale mi ero messo a parlare chiedendoci se stiamo cercando un posto dove dormire.
A meno di 50 metri c’è il suo ostello e per tre euro prendo una camera privata… e mi godo così una bella notte di sonno in vista di quello che voglio fare nei giorni seguenti.

E’ ventisette giorni che sono in Bolivia e penso che “wow” sia una delle parole che esprime meglio quel che penso.
Quando pensavo al Sudamerica era tutto questo che mi immaginavo. Gente scuretta, calorosa e disponibile, sorrisoni spontanei.
Strade affollate e un’atmosfera di brio nel centro della città.
Gente che passeggia tranquilla e che sembra non abbia nulla da fare se non rilassarsi avvicinandosi alla periferia.
Mercati di una vivacità incredibile.
Villaggi che ancora appartengono al passato.
Anzi, pensandoci è ancor meglio della mia idea di Sudamerica perchè in aggiunta a tutto questo non pensavo di incontrare paesaggi così tanto mozzafiato.
Credo che della Bolivia valga la pena raccontare ogni cosa e mi riprometto di farlo.
Quindi “stay tuned”, presto nuovi articoli arricchiranno il lukeintheworld-blog.

5/11/2011 – Giorno 95
Ore 22

Ora sono in Bolivia su un treno diretto a Uyuni. E ripenso al paese che ho appena lasciato, ovvero l’Argentina.
Non ho visto il sud (la così chiamata “Terra del fuoco” nonostante sia ricca di ghiacciai) perchè andare anche là mi avrebbe costretto a un traggito estremamente lungo che mi avrebbe portato in un punto lontano da tutto; ma da Buenos Aires verso il nord fino ai confini di Brasile e Bolivia ho avuto modo di conoscere molta gente e vedere molti posti.
E devo dire che la differenza tra nord e centro è davvero notevole.
Fortunatamente, perchè Buenos Aires e Cordoba sono troppo di stampo europeo e per quanto belle non hanno nulla di realmente particolare. Anche uscendo dal centro di queste due città non ho incontrato nulla che mi abbia eccitato: certo, i posti son più “sudamericani”, ma restan fortemente mitigati dall’ex-influsso coloniale.
Tutto ciò non toglie però nulla ai bei momenti che ho passato con le persone che ho conosciuto in queste due città.
Il nord invece è tutta un’altra storia: gente scuretta dai forti tratti latini, città abbastanza caratteristiche, paesini minuscoli e paesaggi spettacolari fuori dalle città. E la cosa ancor più bella è che quest’ultimi cambian sempre continuamente: da distese desolate di nulla, a luoghi aridi ricchi di cactus giganti, a montagne di roccia colorata.
E spero che anche la Bolivia mi riservi piacevoli sensazioni.
Fin da prima della partenza è il paese sudamericano che mi attira di più. Non per precise mete, bensì per il semplice fatto che è il più povero, il più snobbato, il meno visitato. E in situazioni del genere, le tradizioni del paese sono solitamente forti.
Passata la frontiera stamattina il benvenuto non è stato affatto male: è giorno di festa e per alcune strade gruppi di bambini, ragazzi e adulti camminavano suonando e ballando, vestiti con abiti puramente boliviani e dai coloro sgargianti!
Mucho gusto Bolivia!