Archivio per la categoria ‘Brazil!’

11/10/2011 – Giorno 70

Difficile credere a quel che si vede in questo posto. Le cascate di Iguazù sono una moltitudine di salti che l’acqua dell’omonimo fiume compie (per la precisione 275) e si posson vedere da due lati differenti, quello brasiliano e quello argentino.
Ma il lato argentino è infinitamente migliore di quello brasiliano. In quello brasiliano si ha uno sguardo di insieme più ampio, ma in quello argentino si può davvero percepire la potenza dello scorrere incessante e impetuso dell’acqua e godere così della forza della natura di questo posto.
Le cascate sono inoltre circondate da un parco naturale e la natura regna sovrana. Al di fuori dei percorsi segnati è impossibile addentrarsi nella vegetazione, è troppo fitta. L’unica cosa che rovina il tutto è la calca informe di turisti, ma se non altro anche io posso vedere questo posto solo in veste di turista.
L’unico luogo dove si può trovare un pò di tranquillità è il Macuco Trail, un sentiero di 7 chilometri che spaventano un buon 98% delle persone. Non si incontra quasi nessuno, o per meglio dire nessun umano. Il posto, come ogni foresta che si rispetti, brulica di vita. In questa passeggiata ho visto formiche lunghe quanto un mio dito, tanti divertenti macachi, un paio di tapiri e un serpente che scivolava indifferente sui rami a fianco del sentiero.
A fine giornata ho anche visto un tucano: era l’animale che volevo più vedere e quando ho sentito un verso diverso da quelli che avevo udito durante la giornata ho iniziato a scrutare tra gli alberi. Ed era là, fermo su un ramo, piume nere, becco lucente.
Tornando alle cascate, non è facile raccontare. Immaginatevi salti d’acqua fino a 80 metri, nuvole di vapore acqueo che si alzano per l’impatto, uccelli che volano liberi nel cielo ed arcobaleni.
Sembra il luogo il luogo perfetto di un lieto fine di una saga fantasy. Provo a mettere qualche foto per dare un’idea di quel sto raccontando, ma se avete voglia di fare un viaggio e non sapete dove andare… potrebbe essere il posto giusto.

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08/10/2011 – Giorno 67

Sao Paulo è una metropoli che ritengo non meriti una visita prolungata durante il soggiorno in Brasile. E’ una città grandissima. Per dare un pò di numeri: più di undici milioni di abitanti, 5 milioni di macchine,un’afflusso alla metro di 3 milioni di persone al giorno e più italiani di qualsiasi città d’Italia.
E’ piena di grattacieli e traffico e richiama molto le metropoli americane. Non ha tanto del carattere brasiliano, se non la tipica decadenza, la pericolosità e poche altre cose.
Perlomeno sono ospitato in un posto stupendo da una donna che ho incontrato il terzo giorno del mio viaggio sull’autobus Milano-Barcellona. Vive ancora con la sua famiglia, in quanto le è quasi impossibile affittare un’appartamento e sopravvivere coi bassi stipendi che ci sono. Ma la casa della famiglia è stupenda, elegantemente arredata e con piscina. E staccata dalla villa c’è un altra struttura a due piani: il primo piano è usato come ripostiglio, il secondo è un monolocale di tutto punto. Ed è dove sto io. Un pò Orange County versione Sao Paulo.
Approfitto dei pochi giorni che sto qua per progettare quelli a venire, non avendo una minima idea di come spostarmi e dove alloggiare. Ma la prossima meta mi inebria al solo pensiero: le cascate di Iguazù, sul confine tra Brasile, Argentina e Paraguay. A giudicar dalle foto sembra un luogo d’incanto e io fremo di vedere coi miei occhi quanto ciò corrisponde a verità.

03/10/2011 – Giorno 62, 21:30

Ora scrivo da Paraty, una cittadina coloniale sulla costa a 250 km da Rio de Janeiro.
E’ molto calma e la gente rilassata e amichevole. Il centro storico è chiuso alla circolazione dei veicoli e camminare per le strade lastricate da ciottoli grandi, sconnessi e irregolari, è quasi difficile.
Ma le vie sono molto carine, perlopiù formate da case con muri bianchi e porte e finestre colorate. Le strade rustiche e l’architettura all’antica aiutano a far galoppare la fantasia verso tempi passati.
E’ piacevole, ma passandoci da viaggiatore mi stanca in fretta. Forse viverci sarebbe diverso.
Paraty mi ricorda molto, nonostante notevoli differenze, la città portoghese Porto. Non è l’aspetto a ricordarmela, bensì ciò che trasmette. Sono entrambe città che mi piace definire “città quadretto”.
Sono belle e me le immagino il perfetto soggetto per un pittore che imprime sulla tela quello che vede in una soleggiata giornata d’estate. Ma, esattamente come un quadretto, donano piacere alla vista per qualche momento, poi finiscono in fretta per stancare.
Fra un paio di ore ho l’autobus per Sao Paulo. Dovevo prenderlo questa mattina in teoria, ma era pieno. Le opzioni disponibili erano a quel punto due: o aspettare un altro giorno o viaggiare di notte.
La seconda alternativa può sembrare la migliore, ma l’autobus in questione arriva a destinazione alle 5:30 di mattina ed arrivare da solo e con tutti i miei averi con me a quell’ora in una metropoli, peraltro nota per la crescente criminalità, potrebbe non essere una grande idea.
Ma ho voglia di spostarmi, cambiare, tendere verso il nuovo. Non voglio aspettare domani. Quindi ho preso il biglietto per il notturno, così vedrò anche un pò il paesaggio nella sua veste scura.
E ora sono qua sul divano, zaino appoggiato contro al muro, pancia piena di una buonissima cena cucinata da tre australiani, pronto a ripartire.

Un salto ad Ilha Grande penso dovrebbero farlo tutti quelli che stanno a Rio, abitanti e turisti.
E’ un’isola a due ore e mezza di autobus + un’ora e mezza di barca.
Le spiagge sono davvero numerosissime e molto belle. Alcune raggiungibili in qualche minuto di camminata, altre in faticose ore di trekking che rendono l’arrivo alla meta particolarmente gioioso, altre solo via acqua.
Ad ogni modo l’impeccabile combinazione palme-sabbia-mare le rende quasi tutte “da cartolina”.
Unica pecca che le priva del titolo “spiagge perfette” è il mare: freddo e non proprio cristallino.
Ma la cosa più caratteristica dell’isola non è tanto la spiaggia in sè, bensì lo stato selvaggio del luogo: non ci sono strade asfaltate e non ci sono macchine. E già questi due soli elementi rendono particolare il soggiorno.
E in più, forse per questi motivi, uno stato di pace quasi irreale permea le strade del piccolo villaggio, animate da cani e bambini senza guinzaglio, gente del posto che gironzola con passo lento e turisti che si godono tutto ciò.
Penso che se abitassi a Rio verrei qua ogni mese a beneficiare dell’atmosfera dell’isola e a portare il livello di stress accumulato in città a zero.
Un piccolo angolo di mondo agevole ma allo stesso tempo selvaggio, nel quale si può trovare un ritmo totalmente diverso dalla frenesia delle grandi metropoli.
E’ come il relax che si può trovare nei piccoli paesini rurali, ma doppiamente intenso. Quasi difficile da immaginare eh?

Ci sono delle volte che mi scordo totalmente del fatto che sto peregrinando per il mondo e tutto mi sembra normale, ordinario.
Poi qualche situazione o qualche visione particolare mi ricatapulta nel paese dove sono e realizzo quello che sto facendo. Mi è capitato varie volte ed ultimamente alla partenza da Rio.

In compagnia di un australiano che è venuto con me sono andato alla stazione degli autobus, ho comprato il biglietto e son salito sul mezzo. Da sottolineare la grande comodità dei sedili, morbidissimi e molto reclinabili.
Il viaggio non era troppo lungo, ma neanche cortissimo. Due ore e mezza… perfetto per un film!
Ho preso fuori il computer e l’ho appoggiato sulle gambe, poi ho aspettato la partenza chiaccherando col mio temporaneo compagno di avventure. Il tutto completamente ignaro del fatto che ero in Brasile e che uscivo da Rio de Janeiro per la prima volta.
Semplicemente sovrappensiero, inconscio del fatto che lo spostamento sarebbe stato interessante tanto quanto farlo, per dire, camminando. Non è come essere all’interno di un aereo che (ad eccezione di decollo, atterraggio e pochi altri momenti) la vista è sempre la medesima: sali ad alta quota, il tempo sembra fermarsi e dopo qualche ora ti ritrovi trasportato in un altro luogo, senza aver effettivamente visto quello che si è attraversato via terra.

Il film era partito appena usciti dalla stazione; non al computer, ma fuori dall’autobus. Il finestrino era lo schermo, il paesaggio la scena.
Immense distese di verde foresta atlantica su terreno piano e monti, ogni tanto qualche casetta nascosta tra la vegetazione, ogni tanto qualche villaggetto con molte cose in comune con le favelas di Rio.
Arrivati a destinazione il computer era ancora nella stessa posizione: appoggiato sulle gambe, spento e chiuso.

Giorno 53

Rio de Janeiro. Una città dai mille colori, dalle mille facce e sfaccettature.
Qua si può trovare qualsiasi cosa.
Viste spettacolari in ogni dove. Fantastiche spiagge e montagne mozzafiato. Droghe e caramelle. Buoni e cattivi. Ricchi e poveri. Belli e brutti. Belle e brutte.
Il tutto condensato in qualche chilometro quadrato.
Non c’è bisogno di fare molta strada per passare dal caos della via principale, animata da un’intenso traffico di veicoli e persone, alla quiete più assoluta nel bel mezzo della foresta. Nè per passare da ricchi quartieri, sui quali si ergono imponenti grattacieli e costosi negozi, alle povere e oltremodo conosciute favelas. Nè per passare dai numerosi musei e centri culturali alle lunghe e famosissime spiagge di Copacabana e Ipanema.

In poco più di una settimana ho visto e son successe talmente tante cose che non so davvero cosa raccontare. Perchè qua a Rio se esci anche per mezz’ora puoi vedere qualcosa che non ti saresti mai aspettato.
Sarà anche per il fatto che per me, europeo, molto di quel che succede qui è nuovo e sconosciuto. E questo mi fa enormemente felice.
Potrei raccontare che dall’aeroporto al centro città ho preso un passaggio da un gruppo di suore che, appena partite, si son messe a pregare a una velocità che ritenevo quasi impossibile. Si, mi si è gelato il sangue. Neanche degli stregoni nei peggiori incubi dei bambini sono così inquietanti. Ma le ringrazio per avermi fatto risparmiare l’esorbitante costo di un taxi e per avermi dato la possibilità di raccontare questo aneddoto.
Potrei raccontare che il primo giorno che sono uscito per le vie di Rio hanno cercato di derubarmi dopo un’ora che passeggiavo allegramente. Non mi va di raccontare l’episodio perchè l’ho già fatto troppe volte, ma se ve lo state chiedendo i ladri son rimasti a mani vuote.
Potrei raccontare del trekking che ho fatto in compagnia di altre quattro persone all’interno della Tijuca Forest. E’ stata una delle giornate più stancanti dall’inizio del viaggio, ma come sempre la natura dona grande piacere. E che natura!
Potrei raccontare le sensazioni che si posson provare sulla montagna del Corcovado, sulla cui cima si innalza il famoso Cristo, simbolo di Rio de Janeiro. Quasi colpito da santa riverenza nei confronti dell’imponente figura, il panorama è da togliere il fiato. Come ho già detto, qua a Rio si può trovare ogni cosa e dal picco del monte si può abbracciare il tutto con un’unico sguardo. E quando il sole tramonta è come un gioco teatrale di luci e colori. La luce naturale, caricandosi sempre di più di un forte arancione, si mescola con il tenue azzuro dei fari che illuminano Jesus Christ Superstar, fino a quando, una volta che il cielo è diventato scuro, domina la città ora illuminata.
O potrei raccontare di quando, in compagnia di un ragazzo che abita nello stesso palazzo dove mi trovo ora, sono andato a fare un giro in un quartiere davvero popolano: gente per strada in ogni dove, urla e schiamazzi, venditori ambulanti, bancarelle sotto una tettoia, bordelli lungo la via. Quel giorno ho visto la vita brasiliana come me la immaginavo. Era già passata una settimana dal mio arrivo, ma non ero ancora stato in quelle vie. Perchè entri a contatto con cose come queste solo conoscendo gente del posto. Non sono attrazioni turistiche segnate su guide e siti internet, ma spesso valgon più di molti musei o monumenti.

Insomma, Rio è una città che non manca certo di fascino. Non è assolutamente la città perfetta perchè non manca di nulla. Non mancando di nulla, non manca nemmeno delle cose negative.
Però quando si sente dire che non ci sono città come Rio, probabilmente è vero. E se non è unica, è decisamente particolare.
Fra due giorni dovrei ripartire, alla volta di un’isola a circa quattro ore da qua, Ilha Grande. Sembra tanto lo stereotipo del paradiso terrestre, se le foto che ho visto raccontano il vero. Sarò ben felice di andare a controllare di persona.