Archivio per la categoria ‘Thailandia’

Uscendo da Bangkok molti posti sembrerebbero surrealmente calmi, ma a Sangkhlaburi la quiete è realmente reale.
Un piccolo villaggetto vicino al confine col Myanmar, anch’esso parte di uno di quei tanti posti che ho incontrato dove pare che la gente non debba fare nulla se non rilassarsi.
Passeggiando, le persone con cui incrocio lo sguardo mi sorridono. Non quei sorrisi stampati, i cosidetti “fixed smiles”.
Son sorrisi spontanei per il piacere di sorridere.
Lungo la via un gruppo di bambine gioca con l’hula hoop.
Poco più in là qualche ragazzo gioca a una sorta di pallavolo acrobatico con piedi e testa. C’è anche uno straniero tra loro: due giorni dopo mi darà un passaggio in motorino, raccontandomi che stava viaggiando ma si è innamorato del posto e ha deciso di fermarsi per sei mesi.
Proseguendo la lenta esplorazione arrivo al fiume, vicino al quale dei bambini corrono qua e là, senza apparenti mete; la madre poco più in là dorme tranquilla sotto all’ombra di un banano.
In lontananza si vede un ponte, il più lungo in legno della Thailandia.
Cerco di individuare qualche ragazzo che si sta tuffando, ma niente. La calma pare regnare sovrana ovunque.
Abbandonarsi felicemente ad essa è l’unica, pacifica, soluzione.

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06/01/2012
Son le 10:45 quando prendo l’aereo Hong Kong-Bangkok. In realta’ l’aereo parte fortunamente in ritardo, permettendomi di non perderlo.
Se vi capita di girare per l’aeroporto con un sorrisino beato pensando di avere tutto il tempo del mondo, controllate se e’ effettivamente vero.
Atterro alle 13 a Bangkok (con un sorriso ancora piu’ beato di quello di prima) e mi dirigo verso il centro: i numerosi alberi e spazi verdi nell’area vicino all’aeroporto non tardano a trasformarsi in numerosi e rumorosi veicoli quali macchine, moto e tuk-tuk (tipici taxi thailandesi a tre ruote).
A Bangkok son ospitato da un ragazzo e intanto che aspetto di incontrarlo, dopo aver comprato qualche banana per placare la fame, mi siedo con dei mototaxisti. Scambiamo qualche sorriso e uno di loro prende coraggio e mi chiede da dove vengo. Dopo avergli risposto gli chiedo come si chiama, ma mi guarda confuso. Capisco in fretta che “where you come from” son le uniche parole di inglese che conosce e la corta conversazione, se cosi’ si puo’ chiamare, continua a gesti, risate e sorrisi.
Nel frattempo per la strada gli intrattenimenti non sono pochi, soprattutto da parte dei veicoli a due ruote. Intere famiglie su un’unico motorino, molti pochi caschi… ma il mio preferito rimane il padre con i tre figli, i quali nel frattempo stanno tranquillamente mangiando qualcosa da delle ciotole.
Gia’ dalle prime ore capisco di essere in un posto estremamente diverso dall’Europa, nonche’ dal Sudamerica. E so che il sud-est asiatico non deludera’ le mie (seppur alte) aspettative.
Il benvenuto e’ stato bello caldo (nel vero senso della parola!), rumoroso e interessante. E, ancora una volta, sono carico.