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Un paese che colpisce l’India, su questo non credo ci sia nessuno che non sia d’accordo. Nove giorni sono forse pochi per capire un paese e ancora meno per capire un popolo, ma sono abbastanza per assaggiare quello che può offire.
Mi immagino che sia un pò come andare ad un buffet di una cucina che non si ha mai provato: alla fine del pasto non si avrà una profonda conoscenza dei costumi culinari del paese, ma sicuramente si avrà una precisa idea dei sapori che li caratterizzano.

E’ incredibile quante esperienze si possono fare in nove giorni, quanti sapori e odori si possono sentire, quante usanze si possono notare.
Non sono certo cose che si possono perfettamente spiegare a parole, ma facendo del mio meglio posso cercare di dare un’idea di quel che è il paese.
E’ necessario premettere che abbiamo viaggiato quasi solamente nella regione centrale del Maharashtra e quindi nonostante usi la parola “indiani” per comodità, mi riferisco in realtà alla gente di questa zona. Altrimenti sarebbe come se un forestiero che trascorre nove giorni in Emilia-Romagna parlasse di usi e tradizioni “degli Italiani”, quando non ha la minima idea delle differenze che intercorrono col Friuli, o con la Sicilia. Detto questo, torniamo a noi.

Sono fermamente convinto che ciò che caratterizza il tutto è la massa, l’ingente numero di persone che brulicano per le strade, per la stazione, nei luoghi di culto, negli autobus, nei treni, nelle mete turistiche.. insomma, ovunque.
Gli Indiani sono tanti: prima di partire avevo letto che la popolazione aumenta di 12 milioni all’anno. E’ come se fra quattro anni tutti gli Italiani andassero in India. E quattro anni dopo tutti gli inglesi e via dicendo. E’ un dato che fa impressione e quando si è nel paese ce ne si accorge.
Varie abitudini sembrano essere instillate in ogni persona: lo sputare per esempio. Uomini, donne e bambini. E non parlo di sputacchini perchè un moscerino entra in bocca, parlo di veri e propri sputi. La cosa non è molto igienica, nè tantomeno estetica.
Un’altra abitudine decisamente negativa è quella di buttare per terra qualsiasi cosa, come se non avessero conoscenza dei cestini. La bottiglia d’acqua è finita? Per terra. Il riso contenuto nel cartoccio è finito? Per terra il cartoccio. Il pacchetto di sigarette è finito? Dritto per terra.
Il risultato (e mi raccomando, bisogna tenere a mente l’alto numero di persone) è la creazione di piccole discariche ai bordi della strada, sopra i binari e persino nei giardini delle case.

Rileggendo quello che ho appena scritto mi rendo conto che l’impressione che dà questo articolo è estremamente negativa, esageratamente negativa.
L’India è comunque un bel paese con un’interessante cultura, con mete affascinanti e coloratissimo.
Ci sono anche persone molto amichevoli ovviamente: qualche buffo individuo quando ci vede si esibisce in un sorridente “welcome to India!”, qualcun altro ci chiede come sta andando la nostra vacanza e qualcun altro ci avvicina per chiedere di scattare una foto-ricordo con noi.
E’ solo un peccato che tutto sia svalutato da ciò di cui ho scritto sopra: ma come sempre ciò che non uccide fortifica!

Sperando di trovare più tranquillità e meno caos decidiamo di prendere il treno per Nasik, una città a 170 chilometri da Mumbai.
Dopo sei ore di spostamento andate meglio del previsto in quanto il vagone non è così affollato come temevamo e il viaggio è arricchito dai venditori che passano urlando “samosa” (un impasto fritto ripieno di spezie e verdure a volontà) e “chai, chai, chai” (un té indiano speziato) arriviamo alla cittadina.
Le dimensioni della città e delle strade sono minori rispetto alla capitale della regione del Maharashtra ma apparentemente non lo è il numero di persone e macchine, trovandoci quindi in un posto ben diverso da quello che ci aspettiamo.
Anche l’ostello in cui ci fermiamo non è proprio dei migliori: nel bagno il pavimento, le pareti, il lavandino e il gabinetto tendono tutti al nero e i materassi dei letti sono pressochè delle tavole di legno.

Donne indiane nei pressi del fiume Godavari

Donne indiane nei pressi del fiume Godavari


Facendo due passi per la città, non così bella in quanto gli edifici appaiono più vecchi e meno caratteristici rispetto a Mumbai, giungiamo nei pressi del fiume Godavari, le cui acque vengono considerate sacre.
La spiritualità per gli Indiani è molto importante e in questo fiume il flusso di persone è sempre costante; c’è chi accende incensi, chi si bagna la testa e chi si immerge completamente.
Nel giro di cento metri un gruppo di bambini gioca con dei rudimentali aquiloni, delle donne lavano i vestiti, una mucca si abbevera in tutta tranquillità, qualcuno si lava i denti e un paio di santoni fumano fissando l’acqua.
Il mercato che fiancheggia il fiume è un insieme di colori ed odori che combattono e si fondono allo stesso tempo.
Coloratissime spezie nel mercato di Nasik

Coloratissime spezie nel mercato di Nasik

La notte ci troviamo di fronte a una difficile scelta: aprire la finestra facendo così entrare una piacevole brezza fresca e una spiacevole ondata di zanzare o lasciare chiuso e sopportare la cappa di calore della stanza?
La scelta ricade sull’opzione B e come previsto trascorriamo una notte insonne; la mattina, belli come sempre tranne le vistose occhiaie, decidiamo di rinfilare la nostra cabina armadio negli zaini e di prendere un treno alla volta di Aurangabad.