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Sempre con l’intenzione di arrivare il prima possibile al mare, il giorno successivo alla visita del Borobudur prendiamo il treno che ci porta a Probolinggo, dove vogliamo fare un’escursione notturna per veder l’alba dal Bromo Vulcan.
A Probolinggo veniamo ospitati da un ragazzo trovato tramite CouchSurfing che lavora in un ufficio turistico e quindi, senza neanche chiederglielo, ci ha già organizzato l’escursione per la notte.
Partenza ore 2 a.m. caricati in motorino da dei suoi amici. Dopo un’oretta di viaggio al buio e al freddo arriviamo al punto più alto dove i mezzi possono arrivare.
Il cielo è irreale: c’è più giallo delle stelle che nero del nulla.
Da lì proseguiamo a piedi e saliamo fino al punto di osservazione: c’è troppa gente per i nostri gusti e continuiamo quindi un altro pò trovando uno spiazzo più tranquillo.
L’attesa non è lunga e alle 4 a.m. inizia già ad esserci più luce; sono circa le 5 a.m. quando spunta la palla infuocata.
La montagna davanti a noi sembra abbracciare il vulcano, con un filo di fumo che esce dalla sua cavità quasi non volesse darsi per vinto.

Il soffice mare di nuvole

Il soffice mare di nuvole

Lo spettacolo è letteralmente mozzafiato: le nuvole ancora basse formano un mare soffice dal quale spuntano le montagne colpite dai raggi ancora timidi del sole appena sorto.
Raggi filtrati dalla foresta

Raggi filtrati dalla foresta

Contempliamo a lungo il panorama che cambia colori ogni secondo.
Più il sole si alza e più le nuvole scendono, mostrando ciò che stavano celando prima: la valle, ora visibile, da una nuova faccia al paesaggio e i fasci di luce filtrati dagli alberi trasmettono pace e suggestione.
Che panorama!

Che panorama!


Con l’innalzamento del sole, oltre al cambiamento di colori e panorama, cambia anche la temperatura che aumenta ritornando pian piano al caldo torrido dell’Indonesia che conosciamo.
Finita la manifestazione che ci ha donato la natura rimontiamo in sella e scendiamo a valle.
Ci dirigiamo verso la biglietteria degli autobus in modo da prendere un notturno e raggiungere Bali, ma quando stiamo per comprare i biglietti ci balena in mente l’idea di saltarla per il momento e andare direttamente a Lombok.
Sono una ventina di ore in autobus compresi due traghetti, è fattibile. E che Lombok sia!

11/10/2011 – Giorno 70

Difficile credere a quel che si vede in questo posto. Le cascate di Iguazù sono una moltitudine di salti che l’acqua dell’omonimo fiume compie (per la precisione 275) e si posson vedere da due lati differenti, quello brasiliano e quello argentino.
Ma il lato argentino è infinitamente migliore di quello brasiliano. In quello brasiliano si ha uno sguardo di insieme più ampio, ma in quello argentino si può davvero percepire la potenza dello scorrere incessante e impetuso dell’acqua e godere così della forza della natura di questo posto.
Le cascate sono inoltre circondate da un parco naturale e la natura regna sovrana. Al di fuori dei percorsi segnati è impossibile addentrarsi nella vegetazione, è troppo fitta. L’unica cosa che rovina il tutto è la calca informe di turisti, ma se non altro anche io posso vedere questo posto solo in veste di turista.
L’unico luogo dove si può trovare un pò di tranquillità è il Macuco Trail, un sentiero di 7 chilometri che spaventano un buon 98% delle persone. Non si incontra quasi nessuno, o per meglio dire nessun umano. Il posto, come ogni foresta che si rispetti, brulica di vita. In questa passeggiata ho visto formiche lunghe quanto un mio dito, tanti divertenti macachi, un paio di tapiri e un serpente che scivolava indifferente sui rami a fianco del sentiero.
A fine giornata ho anche visto un tucano: era l’animale che volevo più vedere e quando ho sentito un verso diverso da quelli che avevo udito durante la giornata ho iniziato a scrutare tra gli alberi. Ed era là, fermo su un ramo, piume nere, becco lucente.
Tornando alle cascate, non è facile raccontare. Immaginatevi salti d’acqua fino a 80 metri, nuvole di vapore acqueo che si alzano per l’impatto, uccelli che volano liberi nel cielo ed arcobaleni.
Sembra il luogo il luogo perfetto di un lieto fine di una saga fantasy. Provo a mettere qualche foto per dare un’idea di quel sto raccontando, ma se avete voglia di fare un viaggio e non sapete dove andare… potrebbe essere il posto giusto.

Mai avrei detto che passare la notte in una stazione di servizio sarebbe stato così difficile.
Mi approprio di un tavolo, appoggio gli zaini usando quello piccolo come cuscino, appoggio la testa e chiudo gli occhi.
Ma sebbene senta la stanchezza, il torpore del sonno non mi cattura.
E per un’ora cerco di non muovermi e di rilassarmi, ma non ottengo il minimo risultato.
Non tanto per la posizione, che seppur scomoda e non idonea per il riposo non è un grande ostacolo.
Ma, in ordine di importanza:
– la fame;
– il trambusto di gente che entra ed esce dal bar;
– la tv in spagnolo a volume sparato;
– LE MOSCHE.
“MOSCHE” scritto rigorosamente in maiuscolo, perchè sono loro a rendermi la notte un inferno. Nugoli di diavoli volanti che continuano a tormentarmi. Senza sosta. E sarei anche curioso di sapere cosa cerchino. Forse glielo si potrebbe dare, per ottenere un pò di pace.
E le ore passano lente quando non si ha nulla da fare, si ha sonno, non si riesce a dormire, si è inchiodati in un posto e l’umore continua a peggiorare.

Così, ore dopo, appena vedo che il cielo perde il colore scuro della notte esco a vedere il sorgere del sole.
E qua il mio umore, dapprima vicinissimo al suolo, se non sotto di esso, arriva a toccare l’empireo. Dozzine di mucche mi pascolano davanti. Luci e nuvole spettacolari continuano a giocare tra di loro man mano che il sole si alza dalla linea dell’orizzonte. E la manifestazione naturale diventa sempre più incantevole.
Mancano ancora più di cento minuti alla mia partenza in compagnia del camionista portoghese, ma non è un problema.
Il sole mi ha davvero illuminato la giornata.