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Girovagando per Pavia e Milano.

Pubblicato: 6 agosto 2011 in Italia
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Giorno 2 – Km 290

Alle sei apro gli occhi, Marco sta facendo colazione per andare a lavoro. Lo saluto e mi riaddormento.
Alle sette e mezza apro gli occhi, i Polacchi si stanno alzando. Li saluto e mi riadddormento.
Alle otto e mezza apro gli occhi, i Polacchi se ne stanno andando. Questa volta mi alzo e li saluto, chiudendogli la porta alle spalle come se fossi il padrone di casa.
Marco, dopo avermi offerto cena, vino, ospitalità e quant’altro la sera prima, dopo aver chiaccherato con lui come se fossimo buoni amici, mi ha pure lasciato le chiavi sul tavolo per poter stare in casa sua mentre lui è fuori a lavorare. Davvero una gran persona, son felice di averla conosciuta.
Carico lo zaino sulle spalle, esco, chiudo la porta a doppia mandata e mi incammino verso il negozietto di frutta e verdura di Marco: gli lascio le chiavi, lo ringrazio e compro un bel grappolo d’uva bianca. E’ buonissima e soprattutto fresca e mi aiuta a fare la strada a piedi fino alla stazione. Non ho voglia di tornare subito a Milano, quindi prendo un autobus per la Certosa di Pavia. E’, citando quel grande cervellone che è wikipedia, un monastero cistercense e Santuario della Beata Vergine Maria Madre delle Grazie.
Arrivo giusto giusto per la chiusura di pausa pranzo e devo aspettare due ore. Vedo una panchina ombreggiata da un albero e mi ci fiondo. Mangio nella quiete totale una focaccia ai pomodorini e poi mi faccio una penichella. Mi sveglio esattamente alle 14:30, orario di apertura. L’interno è lavorato quanto l’esterno. Sono affascinanti le statue dei santi, ognuno col proprio animale ai piedi. E’ vietato scattare foto, ma non si limitano a mettere un cartello all’entrata; si divertono a metterlo davanti a ogni opera d’arte, finendo per rovinarla. Il gusto estetico di alcune persone è proprio pari allo zero.

Verso le 5 sono in centro a Milano. Il duomo è davvero sfarzoso e non è sminuito da adiacenti pubblicità o impalcature, ha il giusto spazio. Così non è per il palazzo sforzesco, che è possibile annoverarlo tra le antiche costruzioni “arricchite” da recenti cantieri.
Prima delle otto scendo in metropolitana per raggiungere la stazione degli autobus; il mio parte alle 21 e non voglio certo rischiare di perderlo.

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Giorno 1 – Km 0

Ieri sera pensavo a come si può caricare di strane sensazioni e valenze la più routinaria delle azioni. Aprire il cancello, entrare in casa, salire le scale, svestirsi. Tutto suonava diverso. Più sordo. Sordi rumori nell’assordante silenzio della casa.
Ma stamattina nulla di tutto ciò. Tutto mi sembra normale, senza nulla di diverso dagli altri giorni. Stesso rumore dei passi, stesso scricchiolio dei cereali.
Fatta la doccia e preparate le ultime cose, accompagnato da musica colossale come colonna sonora, tutto è pronto. Nessun ostacolo tra me e la porta. La apro, esco, la chiudo. Medesima cosa per il cancellino.
E poi sempre avanti, passo dopo passo.
Dopo qualche km raggiungo una strada principale e mi fermo, giovando anche dell’ombra di un albero, pollice all’insù.
Ci vuole più di mezz’ora prima che una buon’anima si fermi. E’ gentile, ma non mi può portare lontano e mi scarica all’entrata dell’autostrada per Milano.
Riassumo la posizione da autostopper abituè: pollice proteso verso il cielo inclinato di 55° e sorriso da brava persona.
Non ci vuole molto prima che una macchina si fermi. E’ un’Audi e sono in due, ma il passeggero mostra dal finestrino la paletta. Salve agenti!
Mi chiedono i documenti, fan qualche controllo, facciam due chiacchere, poi chiedo uno strappo per la stazione di Borgo Panigale. Ho voglia di allontanarmi e di vedere strade diverse e l’autostop non è il più veloce dei modi.
Il treno per Bologna non tarda ad arrivare e poi nemmeno quello per Milano.  Prima delle tre percorro le strade della metropoli del Nord Italia. La stazione si erge maestosa sopra le innumerevoli teste dei passeggeri arrivati a destinazione.
La mia intenzione è quella di uscire dall’Italia il prima possibile, quindi dopo aver chiesto informazioni prendo la metropolitana per raggiungere la stazione degli autobus dalla quale parte quello per Barcellona, la meta che sto mirando.
Una volta arrivato l’operatrice mi dà una brutta notizia: non c’è posto la sera stessa e quindi prenoto per quella successiva.
Mi trovo così alle cinque P.M a dover trovare un posto dove passare la notte. Mi siedo tranquillo a un bar che offre il wifi, prendo una pasta al cioccolato ed inizio la ricerca. Di ostelli ce ne sono, ma prima di prenotarne uno cerco un divano tramite couchsurfing.com, un sito davvero geniale.
E’ una community di persone che mette a disposizione un posto dove dormire per il piacere di conoscere gente, condividere esperienze e, perchè no, per un senso di solidarietà e disponibilità verso il prossimo.
Sono a un passo dalla prenotazione di un ostello quando mi arriva una mail. E’ un tipo di Pavia che dice che posso passare la notte da lui Insieme ad altri due polacchi, anch’essi ospitati. Non ho dubbi sul da farsi: zaino sulle spalle e via verso la stazione dei treni.
Sul treno incontro i due polacchi: son arrivati in Italia in autostop facendo 1000 km in un giorno, poi si son decisi a prendere un treno perchè, in Italia, nessuno carica gli autostoppisti.
A Pavia Marco, il pavese che ci ospita, ci da un passaggio con la sua macchina fino a casa sua.
Chiaccheriamo un pò in inglese e dopo un pò mette sul tavolo una bottiglia di vino. Intanto che prepara anche per noi un piatto di spaghetti, beviamo i primi bicchieri di rosso. E’ buono. Prima che l’acqua bolla si aggiungono al vino una bottiglia di vodka polacca, un amaro bielorusso, grappa al miele e rum invecchiato di 23 anni e a cena finita la bottiglia di vino è vuota; le altre, fortunatamente, no!
Dopodichè andiamo a fare un giro notturno per Pavia e poi di nuovo in casa. Chiacchero coi ragazzi Polacchi, loro mi regalano un boccettino di Zubrovka (vuodka!) e poi a nanna su un materasso gonfiabile.
Prima di addormentarmi penso a quanto sia bello quando da spiacevoli imprevisti (l’autobus pieno per Barcellona) nascono piacevoli situazioni; un’insolita serata passata a bere, ridere e chiaccherare con un pavese e due Polacchi.